Piccola farfalla

di Michelle Bozzolan

Brano concesso in lettura da CIESSE Edizioni

La primavera era la stagione preferita dalle farfalle. Quel giorno però ne stava nascendo soltanto una… il suo nome era Lilly. La piccola stava facendo molta fatica a uscire dalla crisalide, le sue ali erano tutte piegate e piano piano si stava facendo strada verso l’uscita, la sua vita l’aveva condotta da bruco e quel che le rimaneva da farfalla era davvero molto poco, doveva quindi trascorrere la sua vita nel miglior modo possibile.

Ecco, ce l’aveva fatta! Ora volava leggera, la brezza del fiume Brenta la trasportava come una danza, la piccola farfallina bianca e verdina con due puntini neri nelle ali, occhi grandi e verdi, iniziava qui il suo cammino.

Nella sua vita da bruco non aveva mai visto così tante cose belle, fiori, alberi, piante e ora le poteva guardare tutte dall’alto! Che meraviglia, quasi poteva avvicinarsi alle nuvole e volteggiare come non aveva mai fatto prima.

«Oh, guarda, una bambina!», stava camminando sull’argine con il suo cane, Lilly aveva paura, non conosceva gli umani e non sapeva che cosa le sarebbe successo se fosse stata catturata, però era molto curiosa e si avvicinò.

«Guarda, Tobia, che bella farfallina, come sarebbe bello se si appoggiasse sulla mia mano», il cane scodinzolante aggrottò il naso verso il cielo annusando l’aria, «vieni bella farfallina, se ti appoggerai sulla mia mano ti prometto che non ti accadrà nulla».

Lilly volò verso di lei senza neanche sapere il perché, appoggiandosi sul piccolo palmo e osservando la ragazzina da vicino. Che strano viso e che testa grossa: «Speriamo che non mi mangi».

«Cara farfalla, io mi chiamo Sara, dove ti stai dirigendo?», le chiese, «stavi volando sopra il fiume, ti piacerebbe arrivare fino al mare?».

Che grande idea, ora sapeva cosa avrebbe fatto: arrivare alla fine del fiume luccicante come tanti diamanti alla luce del sole e vedere se mai sarebbe riuscita a vedere il mare nella sua immensità!

Mentre sfiorava l’acqua con le zampette, vide un pesciolino che nuotava nel limpido fiume. Cos’era quella strana creatura? Doveva averne paura? Decise di allontanarsi per non rischiare, quando udì una fievole voce: «Ciao, chi sei?».

Era il pesciolino grigio dalla pancia gialla che la chiamava: «Vieni, piccola farfalla, parla con me, ti prego, sono sempre solo».

Lilly, impaurita ma commossa, gli si avvicinò prudentemente: «Non mi mangerai, vero?», chiese lei.

«Certo che no, voglio solo vederti da vicino, sei così bella!», rispose il pesciolino.

«Io mi chiamo Sole, tutti mi chiamano così perché dicono che sembro un girasole».

Lilly rise: «Sei proprio simpatico, vorresti venire con me fino al mare?», gli chiese.

«Davvero mi vorresti come compagno di viaggio?».

Sole esultò, questa era l’occasione della sua vita: trovare un’amica vera e compiere una grande impresa. Si misero subito in viaggio, Lilly volava e Sole nuotava, erano felici perché insieme si facevano compagnia ma allo stesso tempo si proteggevano a vicenda: lei lo vegliava dall’alto e lui in acqua poteva vedere i pericoli di cui lei non si sarebbe accorta.

Un pomeriggio la farfallina dall’alto scorse una sagoma scura dietro al pesciolino: «Sole, presto, c’è qualcosa dietro di te, scappa!».

Terrorizzato, guizzò lontano accorgendosi che quella cosa che lo seguiva era un pesce gatto pronto ad assalirlo per farsi un bel pranzetto. Aveva corso proprio un bel pericolo, per fortuna che Lilly lo aveva salvato e di questo gliene sarebbe stato per sempre grato.

I giorni e le ore passavano in fretta, i due amici erano inseparabili e felici di scoprire così tante cose nuove, come quella volta in cui passarono di fronte a una villa grandissima e Lilly non resistette ad andare a visitarla. Volò fuori dal fiume, attraversò la strada e si trovò di fronte un parco spettacolare: alberi imponenti, piante rigogliose, prati verdeggianti. Com’era bella la natura nel parco di Villa Pisani, c’era perfino un labirinto, se non avesse deciso di vedere il mare, in quel luogo ci avrebbe vissuto.

Quando ritornò nel fiume, raccontò tutto quel che aveva visto al suo amico Sole: «Sai, Lilly, sei davvero molto fortunata ad avere le ali. Tu non hai ostacoli, io invece non posso uscire dall’acqua», disse tristemente il pesciolino, anche se era molto felice per lei.

Durante il viaggio Lilly indicava la strada a Sole, che incontrava molti affluenti del Brenta e non sapeva dove andare. Ormai i due amici erano stanchissimi, riposavano molto poco perché volevano raggiungere la meta: «Avanti, Sole, non ti scoraggiare, sono sicura che ormai manca poco», ed era vero, solo che loro ancora non lo sapevano.

Il mattino dell’ultimo giorno di viaggio Sole si sentiva un pochino strano e disse: «Ho tutta la pelle che pizzica, l’acqua ha un gusto cattivo e la corrente è sempre più forte».

Lilly era preoccupata, non sapeva che cosa pensare, forse aveva sbagliato a portare il pesciolino con lei, se gli fosse accaduto qualcosa non se lo sarebbe mai perdonata. Mentre stava pensando a questo, alzò lo sguardo all’orizzonte e vide qualcosa di incredibile: il fiume si era allargato a dismisura e a volare sopra di lei c’era un gabbiano, il profumo di salsedine era sempre più intenso e c’erano anche le barche.

Non poteva credere ai suoi piccoli occhi, erano davvero arrivati al mare? Gioiosa e ancora stupita si mise a fluttuare nell’aria trasportata dalla brezza marina.

«Sole mio, grande amico, ce l’abbiamo fatta! Non mi dimenticherò mai di questo momento», gli disse ancora volteggiando.

«Lilly, ti ringrazio per la meravigliosa avventura, se non avessi conosciuto te non avrei mai potuto affrontare un simile viaggio».

Una piccola farfalla e un pesciolino, amici per sempre.

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